LA NOSTRA PREVENZIONE

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La strada, nell’ottica della prevenzione all’uso/abuso di sostanze e della riduzione dei rischi, è il teatro di maggiore respiro per la quantità e la tipologia di persone che si possono incontrare.
Consideriamo strada tutti quei luoghi strutturati (discoteche, locali notturni, centri aggregativi, centri sociali, ecc.) e non strutturati (rave, muretti, piazze, giardinetti) in cui chi lavora in strada non ha la tutela data da un set e un setting tangibili, ma soprattutto viene ad essere invertito l’ordine di incontro. Siamo noi che andiamo verso le persone e non il contrario.
Questa diversa prospettiva ci pone nell’ottica dell’assoluto rispetto di non-luoghi (nell’accezione di ambito spaziale materialmente determinato) di appartenenza delle persone che incontriamo, e di confronto anche con chi non ritiene di avere nulla da fare o da dire a noi.
Chi lavora in strada si presenta ai gruppi di adolescenti e giovani portando con sé l’idea di raggiungere le persone nei loro luoghi di ritrovo, cercando di stabilire delle relazioni significative, indispensabili per informare in modo corretto e scientifico rispetto agli effetti delle sostanze , e per facilitare lo sviluppo di processi conoscitivi e di consapevolezza rispetto ai processi decisionali e di responsabilità.
Per noi fare prevenzione è un concetto che forse si riesce a spiegare meglio partendo da cosa non è. Per noi la prevenzione non è sinonimo di persuasione, sia nell’ottica di persuadere qualcuno a fare qualcosa come, ad esempio, assumere sostanze (come spesso siamo accusati di fare), sia sull’altro versante del non fare.
Il nostro approccio alla prevenzione parte dall’idea che di fronte abbiamo una persona in grado di capire, decidere e riflettere su se stessa e sui suoi comportamenti. Prevenire per noi significa dare una corretta informazione sui comportamenti a rischio connessi all’uso e all’abuso di sostanze psicoattive, ma anche permettere alle persone di diventare più attenti e capaci di ascoltarsi-ascoltare il proprio corpo, di vedere ed accettare i propri limiti per potersi permettere, in modo consapevole, di scegliere.
Quando parliamo di informazione corretta ci riferiamo all’informazione scientificamente corretta, cioè a quella informazione che non si basi sull’impatto emotivo, che non giochi sull’effetto terroristico o della trasgressione.
In questo lavoro spesso i fini si sovrappongono ai mezzi e viceversa. Se un nostro fine è quello di far sapere agli adolescenti che è possibile avere una relazione di ascolto e di accettazione con un adulto significativo, il mezzo per farlo sarà proprio la relazione. Questo anche perché, affinché un intervento di prevenzione risulti efficace, non è sufficiente dare solo l’informazione, fondamentale diventa il come viene data tale informazione, quindi la relazione come mezzo ma anche come fine.
“Occorre un processo di apprendimento aperto e interattivo, che si può riassumere in questi punti: fiducia, rispetto, flessibilità e responsabilità. […] È essenziale dare risposte oneste, anche se talvolta può capitare di rispondere: <>.”

Questa capacità di accettare i propri limiti è una delle caratteristiche fondamentali dell’operatore/trice di strada.
Permettersi di accettare di non essere in grado di dare sempre delle risposte diventa lo stimolo per entrambe le parti di crescere e di sperimentarsi in cose nuove o comunque differenti da quelle a cui si è abituati.
Chi decide di fare un lavoro come il nostro, ha bisogno di sviluppare ottime capacità di ascolto dell’altro e di se stessi, deve aver voglia di conoscere l’altro/a, deve cercare di comprendere senza dare giudizi stereotipati o moralistici, deve rispettare.
Solo in questo modo si crea la reale possibilità di essere capaci di facilitare atteggiamenti di consapevolezza, cioè dare la possibilità di pensare e crearsi degli strumenti di riflessione per comprendere ciò che si sta o si vuole fare.
Un altro importante obiettivo che si prefigge il lavoro di prevenzione in strada è quello di diventare antenne in grado di recepire messaggi che spesso sono in codice. La decodifica deve però avvenire con l’aiuto di chi li lancia, attraverso la creazione di un linguaggio comune.
Linguaggio che nasce da confronto con degli adulti (gli operatori e le operatrici) che potrebbero essere il ponte di connessione tra il mondo dei giovani e il resto della società che ancora troppo spesso è solo di adulti che tendono a condannare “come sbagliato o dannoso ciò che non corrisponde ai propri modelli culturali, spesso rinunciando a riconoscer e quindi a capire, altri codici di comportamento”. (Polidori, 2002) .

Per sostanze si intendono tutti quei composti, sia legali che illegali, che possono avere un effetto sul nostro organismo. Rientrando in questo ampia definizione anche alcol, nicotina, vari farmaci, smart drugs ecc.

“Loro Meritano Rispetto” di Rodney Skager in: “Oltre la tolleranza zero. Consumi giovanili, droghe, prevenzione”. A cura di Corleone, Zuffa: FUORILUOGO Quaderno.I, 2005

Edo Polidori: La sfida del piacere. Fuoriluogo 26 aprile 2002